Giovani Democratici Velletri

         

Parliamo di integrazione

...A proposito di integrazione

 

La Convenzione di Ginevra relativa allo status di rifugiato (1951)

La Convenzione di Ginevra è lo strumento per la protezione internazionale del richiedente asilo, ratificato dall'Italia e recepito nell'ordinamento interno attraverso la legge 24 luglio 1954, n. 722. Essa è finalizzata alla tutela individuale contro la persecuzione.

  • Chi è un Rifugiato (Articolo 1) 
    Il termine rifugiato si applica a colui che, a seguito di avvenimenti verificatisi anteriormente al 1 gennaio 1951, nel giustificato timore di essere perseguitato per motivi di razza, religione, cittadinanza, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trovi al di fuori dello Stato di cui è cittadino e non può o, per tale timore, non vuole, avvalersi della protezione di detto Stato; oppure a colui che, essendo apolide e trovandosi fuori dei suo Stato di domicilio, in seguito a tali avvenimenti, non può o, per il timore sopra indicato, non vuole ritornarvi.
  • Principio di non refoulement (Articolo 33, comma 1)
    Nessuno Stato contraente potrà espellere o respingere (refouler), in nessun modo, un rifugiato verso le frontiere dei luoghi ove la sua vita e la sua libertà saranno minacciate a causa della sua razza, della sua religione, della sua nazionalità, della sua appartenenza ad una determinata categoria sociale o per le sue opinioni politiche.

 

La Costituzione Italiana

In Italia il diritto di asilo è garantito dall’art. 10, comma 3 della Costituzione:

«Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.»

 

Le Direttive europee

Le norme in materia di accoglienza dei richiedenti asilo sono contenute nel D. Lgs. 140/05, con il quale viene data attuazione alla Direttiva 2003/9/CE, che stabilisce norme minime relative all’accoglienza dei richiedenti asilo negli Stati membri. La direttiva è stata successivamente modificata dalla direttiva 2013/33/UE, che dev’essere ancora trasposta nell’ordinamento italiano.

In ogni caso, l'accoglienza dei richiedenti asilo costituisce un obbligo giuridico per gli Stati membri dell’Unione europea.

L’art. 17 comma 2 della nuova direttiva2013/33/UE, stabilisce che:

Gli Stati membri provvedono a che le condizioni materiali di accoglienza assicurino un’adeguata qualità di vita, che garantisca il sostentamento dei richiedenti e ne tuteli la salute fisica e mentale”.

 

La fase della prima accoglienza: i centri governativi

Il sistema di prima accoglienza, in Italia, è costituito da quattro diverse tipologie di centri governativi, istituiti su tutto il territorio nazionale. Questo sistema è stato creato attraverso una serie di disposizioni, che sono andate progressivamente ad integrarsi l'una con l'altra.

I centri si suddividono in:

  • Centri di primo soccorso e accoglienza (CPSA)

  • Centri di accoglienza (CDA)

  • Centri di accoglienza per richiedenti asilo (CARA)

  • Centri di identificazione ed espulsione (CIE)

Un elemento che desta preoccupazione, riguarda i tempi di accoglienza. La legge prevede che il richiedente debba essere ospitato nel centro per il tempo strettamente necessario e, in ogni caso, per un periodo che non può superare i 35 giorni, corrispondente al tempo previsto dalla legge per il riconoscimento dello status. In realtà, i tempi effettivi sono decisamente più lunghi. La permanenza nei centri, infatti, in molti casi raggiunge la durata di un anno o più.

Un’altra difficoltà viene dall’inserimento dei richiedenti asilo nelle strutture di seconda accoglienza, a causa della loro scarsa capacità ricettiva. I CARA, quindi, anziché luoghi in cui ospitare i richiedenti asilo esclusivamente per la durata della procedura, si sono trasformati in luoghi in cui i rifugiati rimangono anche dopo il riconoscimento dello status.

 

La seconda fase dell'accoglienza: lo SPRAR

Lo SPRAR, il Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati, costituisce il circuito dei servizi di seconda accoglienza, volti a fornire assistenza ai richiedenti protezione internazionale e ai rifugiati. Esso si caratterizza come un sistema decentrato, composto da una rete di enti locali e di organizzazioni del terzo settore che, attraverso la realizzazione di progetti a livello locale, forniscono quella che viene definita “l'accoglienza integrata”.

L'accoglienza integrata”, ha come obiettivo non solo l'implementazione degli interventi materiali di base (vitto e alloggio), ma anche l'erogazione di servizi volti a favorire l'acquisizione di strumenti per l'autonomia dei beneficiari.

Pertanto, i servizi offerti all'interno della rete SPRAR sono raggruppabili in nove categorie: assistenza sanitaria, assistenza sociale, attività multiculturali, inserimento scolastico dei minori, mediazione linguistica e culturale, orientamento e informazione legale, inserimento abitativo, inserimento lavorativo e servizi per la formazione.

Tra le misure di assistenza sociale, rientrano anche le attività volte all'apprendimento della lingua e di alfabetizzazione, mentre le attività di mediazione linguistico-culturale toccano i diversi ambiti con i quali i beneficiari devono confrontarsi, tra cui quello abitativo, lavorativo e sociale.

 

Domanda di Asilo

La domanda di asilo deve essere presentata entro 8 giorni dall’ingresso nel territorio nazionale, salvo ricorrano cause di forza maggiore. L’accoglienza ha inizio dal momento della presentazione della domanda di asilo (art. 5, co. 5 D. Lgs. 140/05).

 

 

Quando un richiedente asilo può essere considerato tale?

  • Il Regolamento Dublino, all'articolo 4, comma 2 stabilisce che:
    «La domanda d'asilo si considera presentata non appena le autorità competenti dello Stato membro interessato ricevono un formulario presentato dal richiedente asilo, o un verbale redatto dalle autorità. Nel caso di domanda non scritta, il periodo che intercorre dalla dichiarazione di volontà e la stesura del relativo verbale deve essere quanto più breve possibile.»

  • La nuova Direttiva accoglienza 2013/33/UE, all'articolo 17, comma 1, sancisce che:
    «Gli Stati membri provvedono a che i richiedenti abbiano accesso alle condizioni materiali d’accoglienza nel momento in cui manifestano la volontà di chiedere la protezione internazionale».

 

Termine delle misure di accoglienza

  • Durante lo svolgimento della procedura per il riconoscimento della protezione internazionale, poiché l’accoglienza è disposta per consentire al richiedente asilo di vivere dignitosamente nel Paese ospitante, “le misure di accoglienza hanno termine al momento della comunicazione della decisione sulla domanda di asilo” (art. 5, co. 6 D. Lgs. 140/05).

  • Qualora la decisione sulla domanda di asilo non venga adottata entro sei mesi dalla presentazione della domanda ed il ritardo non possa essere attribuito al richiedente asilo, il permesso di soggiorno per richiesta asilo è rinnovato per la durata di sei mesi e consente di svolgere attività lavorativa fino alla conclusione della procedura di riconoscimento”. Art. 11 comma 1, D. lgs 140/2005.

  • In caso di decisione negativa, se il richiedente asilo presenta ricorso giurisdizionale ed è ammesso a permanere sul territorio, lo stesso ha diritto all’accoglienza “per il periodo in cui non gli è consentito il lavoro, ai sensi dell’art. 11, co. 1, ovvero nel caso in cui le condizioni fisiche non gli consentano il lavoro” (art. 5, co. 7 D. Lgs. 140/05, come ribadito dalla comunicazione del Ministero dell’Interno, prot. 4089 – 13.7.10).

 

Fondo Europeo per i Rifugiati (FER): dall'Europa all'Italia

Il Fondo Europeo per i Rifugiati riguarda le politiche e i sistemi dell’Asilo degli Stati membri e promuove le migliori prassi in tale ambito. Obiettivo finale è quello di creare un sistema unico di asilo, improntato al principio della parità di trattamento, che garantisca alle persone effettivamente bisognose un livello elevato di protezione, alle stesse condizioni in tutti gli Stati membri. Più in particolare, i finanziamenti del Fondo possono integrare, stimolare e fungere da catalizzatori per la realizzazione degli obiettivi. In linea con l’obiettivo del Programma dell’Aja di costituire un sistema di Asilo unico europeo, il Fondo mira a finanziare progetti di capacity building, creando situazioni di accoglienza durevoli per i beneficiari.

 

Obiettivi generali

  • Sostenere e promuovere gli sforzi compiuti dagli Stati membri per accogliere rifugiati o destinatari di protezione internazionale;

  • Rafforzare, sviluppare, monitorare e valutare le politiche di Asilo dei singoli Stati membri;

  • Favorire il reinsediamento, ovvero il processo mediante il quale cittadini di Paesi terzi o apolidi, su richiesta dell’Acnur (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati), motivata dal loro bisogno di protezione internazionale, siano trasferiti da un Paese terzo a uno Stato membro.

 

Gestione del fondo

Il contributo finanziario offerto dal Fondo assume la forma di sovvenzione e prevede il cofinanziamento da parte dello Stato membro che ne fruisce. Sulla scorta dei Fondi strutturali, la gestione dei Fondi si impernia su due punti fondamentali:

  • la programmazione annuale e pluriennale con la quale si prospettano le azioni che ci si propone di realizzare e i relativi costi;

  • la predisposizione di un’organizzazione amministrativa ad hoc, rispondente, secondo i dettami europei, ad uno specifico “Sistema di Gestione e di Controllo” rigidamente sorretto dai principi di: definizione delle funzioni e dei compiti degli organismi coinvolti nella gestione e nel controllo; separazione delle funzioni; dotazione di risorse adeguate, di sistemi di contabilità affidabili e di sistemi di informazione e monitoraggio.

Autorità responsabile, nell’ambito del Ministero dell’Interno, è il Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione, Direzione Centrale per i Servizi Civili per l’Immigrazione e l’Asilo.

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